Le petit monde du Rock Progressif Italien

(libera traduzione dal francese) Molto spesso, quando devo iniziare a scrivere su un album, mi pongo la domanda su come affronterò la cosa. Almeno con Limite Acque Sicure, la band mi ha reso le cose molto più facili. Dichiarandosi inizialmente cover band del Banco del Mutuo Soccorso, la formazione ferrarese arriva al punto di riprendere l’immensa epopea de “Il giardino del mago” nel suo primo album in uscita in questi giorni. Infatti, i cenni alla band romana sono innumerevoli in questo disco, a cominciare dalla magnifica introduzione pianistica di “Terra Straniera”.
Ma, poiché da un lato “essere ispirati non è copiare” e dall’altro i membri dei Limite Acque Sicure si ispirano ai loro riferimenti mentre suonano la propria musica, ascolteremo e analizzeremo questo album con il senno di poi e la necessaria imparzialità. Vedrete che così faremo benissimo!
Contrariamente a quanto si possa immaginare, Limite Acque Sicure non è uscito dal nulla. In realtà il gruppo esiste già da più di quindici anni, anche se l’attuale formazione, in sestetto, risale al 2016. Provenienti da background piuttosto diversi (rock, fusion, classica e persino metal), questi musicisti convivono in Limite Acque Sicure, ognuno portando e mantenendo la propria specificità artistica, ed è questo che contribuisce alla ricchezza della musica prodotta dal gruppo.
Va precisato che Ambra Bianchi è una nota flautista concertista con un curriculum piuttosto incredibile, mentre Luca Trabanelli è invece un esperto chitarrista proveniente dal metal, ex Hocculta (e già vi posso dire che si può davvero percepire sulle parti di chitarra!).
Il gruppo, fondato da Andrea Chendi e Antonello Giovannelli, ha eseguito dapprima brani del Banco del Mutuo Soccorso prima di costruirsi progressivamente un proprio repertorio, pur rimanendo nello spirito del Banco.
Arrivato il momento, cioè quasi vent’anni dopo, i sei musicisti finalmente iniziarono a elaborare il loro album che porta il nome del loro gruppo e che vuole essere “concept”, sulle diverse forme di viaggi, immaginari e di vita (sapete che non mi soffermo mai sui concetti e raramente sui testi).
Di certo “Sogno d’Oriente”, il brano d’apertura dell’album, sarebbe piaciuto a Rodolfo Maltese e Francesco Di Giacomo, poiché i suoi accenti arabi ricordano INDACO, con comunque una progressione verso qualcosa di più moderno. È forse la canzone più accessibile del disco con un tempo semplice e accordi principalmente nel modo maggiore. Ma il timbro è molto deciso e il lungo intermezzo strumentale, a due terzi del percorso, è già un primo grande successo con questa costruzione basata su linee del folklore mediterraneo che muta in un susseguirsi di ritornelli tipici del prog metal (synth e chitarra).
“Terra straniera” è la composizione più vecchia, dal momento che risale al 2007. Senza ridondanze e senza alcuna dimostrazione inutile, il gruppo riesce comunque a pubblicare un brano apparentemente ispirato alla tradizionale forma canzone, di grande intensità. Il magnifico lavoro sul raddoppio delle voci ovviamente non è cosa da poco.
Più esuberante risulta invece “Il respiro dell’anima” con i suoi passaggi apertamente rock e le sue variazioni ritmiche che alternano pause e accelerazioni. Qui siamo in un registro quasi FM che stona un po’ ma che ci sta.
Ovviamente il ritorno al romanticismo esibito con la rilassante apertura all’arpa della bellissima canzone “Antico mare” abbassa momentaneamente la temperatura. Ma la tregua è di breve durata perché l’ultima parte del pezzo ha in serbo per noi dei voli di chitarra elettrica assolutamente maestosi.
Finora non abbiamo parlato molto degli aspetti progressive di questa musica, che però non mancano, tutt’altro. Ma potremmo riservare questo focus a “Fiamme intorno” perché lì abbiamo più di dieci minuti di assoluta felicità con un susseguirsi di temi collegati, passaggi cantati e parti strumentali, con così tanti colpi di scena che fanno di questo pezzo un vero momento di musica progressive in tutta la sua gloria e in tutto ciò che di avventuroso ed eccitante il rock progressive può portare.
Omaggio inevitabile o mancanza di materiale, il gruppo ha ritenuto opportuno presentare poi una propria interpretazione de “Il giardino del mago”. Può non sembrare, ma i quasi sedici minuti di questo pezzo epico sono una vera sfida tecnica che richiede, da parte di tutti i musicisti, assoluta precisione nell’esecuzione e totale impegno per ottenere una resa che sia potente e definitiva come l’originale, con anche alcune libertà prese come questa lunga introduzione magica dell’arpa.
Ve lo dico e ve lo affermo: missione riuscita per il gruppo che ne esce con grande onore e con una menzione speciale per l’ottimo lavoro sulla dualità voce maschile/voce femminile che apporta un innegabile valore aggiunto all’insieme.
A proposito, in questo pezzo Andrea Chendi è davvero dentro lo spirito del suo modello fino ad averne gli stessi accenti. Un bel momento. E tutto questo dal vivo, quindi senza rete!
Volenti o nolenti, il gruppo chiude con un breve pezzo, “Ti salverà”, che potrebbe evocare una propria visione di “Traccia” anche se musicalmente si pensa piuttosto a un rimaneggiamento di brani folk pop di Osanna e Delirium dall’inizio degli anni Settanta. Visto che abbiamo citato il Banco un po’ più del previsto su questo finale dell’album, una cosa è chiara: per tornare un’ultima volta all’accostamento ad un (molto) noto gruppo romano, è chiaro che gli studenti, senza andare al di là del maestro, sono almeno uguali a lui, se mi attengo alle due recenti offerte discografiche della formazione in questione.
Posso dirvi che è passato molto tempo da quando un album mi ha dato tanto piacere da ascoltare, un album fatto senza pretese e che tuttavia rivela una musica essenziale, un album che racchiude un riassunto di cinquant’anni di prog italiano, il più classico e purissimo, prendendo di sfuggita il meglio degli anni Settanta ma anche quello che c’era da ricordare degli anni ‘80 (tralasciando  il resto!) e includendo la modernità del periodo rinascimentale, quindi post  anni ‘90.
In sintesi, abbiamo qui un album che merita di essere inserito tra le migliori produzioni del genere, che comunque non è poco!

PROGROCK

https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2022/10/limite-acque-sicure.html

Il Rock Progressivo Italiano nel 2022 gode ancora di buona salute, affezionati ascoltatori e numerosi musicisti si contengono il lauto pasto per la mente con vigoroso piacere. La storia si tramanda, si ripete, tuttavia ogni volta con un’aggiunta personalità. Le mode sono inesorabili, giustamente si susseguono passandosi la staffetta dell’evoluzione, ecco quindi la passione che travalica la banalità. I Limite Acque Sicure nascondono nel proprio nome la chiave della volontà di osare sempre un qualcosa di più, pur mantenendo le basi solide dell’insegnamento passato. Uscire dal confine della sicurezza è arma a doppio taglio, ma la preferita del Prog fans.
I limite Acque Sicure si formano nel 2005 eppure esordiscono soltanto oggi con questo concept album dal titolo omonimo. Nascono come band tributo di Banco Del Mutuo Soccorso, Orme e Premiata Forneria Marconi e nel 2016, diventano sestetto con elementi provenienti dalla fusion e dal Metal oltre che dal Rock classico, chiave della loro intrigata personalità.
Sono di Ferrara e sono composti da Andrea Chendi (voce), Ambra Bianchi (flauto, voce e arpa), Antonello Giovannelli (tastiere), Luca Trabanelli (chitarre), Paolo Bolognesi (batteria) e Francesco Gigante (basso).
Sei le composizioni originali e una cover, quella de “Il Giardino Del Mago”, band iconica dal nome Banco Del Mutuo Soccorso. Le premesse per un bell’ascoltare ci sono tutte.
Il violino parte nelle atmosfere arabeggianti di “Sogno D’Oriente”, il vociare ci conduce per le strade di un mercato, almeno così è per la mia fantasia e poi nel proseguimento s’introducono tutti gli strumenti, voce annessa. Essa non si discosta poi di molto da quella di Aldo Tagliapietra (Orme), anche la musica ha il sapore del Prog Italiano vintage. I testi trattano il bisogno di emigrare per trovare un mondo migliore e ricominciare, problema sempre attuale sin dai tempi dei tempi. Trattasi di mini suite grazie ai quasi tredici minuti. Buoni gli interventi della chitarra elettrica dopo un ritornello gradevole oltre che scorrevole, e non mancano neppure passaggi di tastiere nel Neo Prog targato IQ. Da rilevare anche il lavoro importante svolto dal flauto per la riuscita dell’insieme.
“Terra Straniera” è il primo brano composto nel 2006/2007, questa volta è il Banco Del Mutuo Soccorso a essere preso come faro illuminante, anche per quello che concerne l’intro di pianoforte. Sentirsi stranieri nella propria terra è il fulcro focale del testo mai banale. La band si trova perfettamente ad adagio durante le partiture strumentali, alternando assoli a parti vocali espresse nel finale anche a doppia voce femminile, maschile.
Da bravi italiani non possiamo esimerci dal trattare anche l’argomento della mamma, “Il Respiro Dell’Anima” è dedicata proprio a lei. Si ritorna nel mondo delle Orme per esprimere queste calde parole su di una musica che alterna fasi più concitate a momenti maggiormente riflessivi. Altro argomento trattato nella musica colta italiana è quello della storia dei popoli, dove il mare accomuna molte culture. Accomuna ma può anche dividere fra battaglie e sangue, la musica qui accompagna il concetto, questa volta nella formula canzone. Maggiormente introspettiva è “Fiamme Intorno” e il Prog torna a farsi sentire in tutto il suo regale splendore.
La cover de “Il Giardino Del Mago” mette in tavola tutte le capacità tecniche di questa formazione oltre che lo smisurato amore per il genere. Questa canzone non è semplice da eseguire e gli esperti in campo saranno d’accordo con me, tuttavia i Limite Acque Sicure bene si muovono nel contesto fornendo una prestazione più che lodevole.
Il debutto si conclude con l’acustica “Ti Salverà”, come cantava Tagliapietra, alzare lo sguardo verso il cielo per guardare una stella e seguire il suo brillare che ci salverà, almeno così ci piace pensare. Una canzone folcloristica quasi in stile Delirium anni ’70.
Storia e attualità presenti all’unisono in “Limite Acque Sicure”, rispettose di un genere che mai finirà fino a quando band come queste continueranno a formarsi. Prog DOC. MS

RADIOCOOP

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Esordio per il sestetto ferrarese con un lavoro all’insegna del prog rock italiano più classico, quello che va dal Banco alla PFM, dalle Orme alla Locanda delle fate. Sonorità e portamento solenni, grande attenzione alla parte melodica, in un un concept album ispirato alla filosofia del cambiamento. A suggello una riuscitissima versione live de “Il giardino del mago” del Banco. Album decisamente di grande qualità, sicuramente apprezzatissimo dai cultori del genere.

media & sipario

Limite Acque Sicure debuttano discograficamente con un progetto veramente interessante, frutto principalmente di progressive, ma con venature hard rock che sicuramente non guastano

OrizzontiProg

«Quello che abbiamo assorbito dal mondo del progressive, e che crediamo possa sintetizzare la caratteristica del nostro approccio con la musica, è l’imprevedibilità, il rifiuto del banale. Che non significa automaticamente dover ricercare soluzioni artificiose o inutilmente complicate per il solo gusto di apparire originali; significa piuttosto raccontare storie che abbiano significati concreti e forti, nelle quali ciascuno possa ritrovare elementi della propria esperienza, veicolati da soluzioni musicali alle quali non abbiamo imposto vincoli né modelli».

Una dichiarazione significativa, quella con cui i Limite Acque Sicure presentano il loro album d’esordio Limite Acque Sicure (Minotauro Records) e più in generale il loro modo di intendere la musica: una visione “altra” che dalla grande esperienza storica del progressive ha preso lo spirito avventuroso, il desiderio di andare oltre gli steccati, la voglia di raccontare storie. Quelle che animano Limite Acque Sicure, un concept album ispirato alla filosofia del cambiamento, del rischio, dell’evoluzione, umana e artistica. L’album attraversa, brano dopo brano, temi come «il cambiamento della consapevolezza di sé stessi, della percezione del rapporto con il proprio mondo, del viaggio vero e proprio, della necessità di soddisfare i bisogni fondamentali della vita. Il concetto di evoluzione si estende anche a livello di civiltà, oppure nel sentimento umano, come quello di una madre per i propri figli, percorso faticoso, sempre oltre il limite».

Nati nel 2005, strutturati in quintetto dal 2009 e nella formazione definitiva a sestetto nel 2016, i membri della band di Ferrara hanno provenienze e orizzonti diversi, dal metal alla fusion, dalla classica al rock, ma proprio questo è il segreto della loro formula. «Il gruppo è un’area di confronto, le diverse esperienze musicali rappresentano una preziosa risorsa alla quale abbiamo continuamente attinto. I brani rappresentano la sintesi o meglio la possibilità di coabitazione sotto lo stesso tetto. Nessuno di noi ha rinunciato alle personali tendenze e sensibilità, che probabilmente sono individuabili senza troppe difficoltà da un ascoltatore attento».

Classico album di rock progressivo italiano appassionato, melodico, travolgente ma anche ben architettato e lavorato, Limite Acque Sicure attinge ad un’ampia tavolozza di suoni e colori, ma anche – su tutti – al mito del Banco del Mutuo Soccorso, il cui repertorio era alla base del primo nucleo del gruppo. Nell’album spicca infatti un rifacimento della suite Il Giardino del Mago, che ha da poco compiuto 50 anni: «È stata una grande soddisfazione ed un grande onore eseguire la musica del Banco, che è stata da stimolo anche in questo nostro, chiamiamolo così, passaggio evolutivo verso un impegno in prima persona, con una proposta musicale originale. Il giardino del mago è uno dei brani più significativi di tutta la storia del progressive, e uno dei più sfidanti dal punto di vista esecutivo. Non solo e non tanto dal punto di vista tecnico, ma soprattutto di interpretazione, di atmosfera. Abbiamo cercato di esaltare il senso di attesa, di mistero, di smarrimento che pervade e caratterizza tutto il brano, affrontando le difficoltà, anche di esecuzione dal vivo, con tutta la cautela ed il rispetto che è doveroso ed inevitabile riservare alle grandi opere d’arte» (comunicato stampa).